Biografia

 

Sono nato (brutto inizio per una sintesi) il 23 giugno 1948 a Bologna, di mercoledì ed alle ore 20,30 (così mi hanno raccontato).

Dell’infanzia e degli studi mi limiterò a poche cose essenziali:

Una maestra, Mimma Schiassi, che mi dava lezioni private in quanto la mia frequenza alle scuole elementari fu abbastanza ridotta per motivi di salute.

A lei devo la conoscenza e l’uso corretto della grammatica italiana e dell’aritmetica, del sistema metrico decimale e quanto necessita ad una normale conoscenza di base.

Oggi mancano queste maestre, un po’ severe, ma bravissime ad inculcare nella mente quelle nozioni fondamentali dello scrivere e far di conto che si imparano solo da bambini.

Un professore di scuola media, Antonio Berti, che mi ha insegnato ad utilizzare un italiano corretto e corrente. Affermava a ragione che non era difficile il latino (che allora si studiava per i tre anni della scuola media) ma lo era rendere il pensiero in italiano.

Degli studi liceali, meglio lasciar perdere, in quanto salvo rarissime eccezioni la gloriosa scuola cittadina cui ero stato iscritto, era per me un penoso gerontocomio di professori arteriosclerotici ed in buona parte incapaci. La loro dote più grande era quella di rompere le scatole assurdamente e di far odiare i grandi capolavori della letteratura e della poesia.

Sono dovuti trascorrere parecchi anni prima che riuscissi a disintossicarmi dalle loro idiozie ed a riavvicinarmi a  quelle grandi opere d’arte. 

Degli studi musicali ricorderò solo pochi nomi :

Lino Liviabella, compositore già allievo di Respighi, direttore in vari Conservatori italiani, che per primo ha intuito le mie doti naturali di musicista.

Avevo otto anni ed eseguii alcune sue composizioni facili (non troppo) per pianoforte.

Ricordo ancora gli abbracci e le lodi che mi fece.

Alfredo Gorzanelli direttore d’orchestra bolognese, che ha incoraggiato i miei primi informi esperimenti compositivi.

Franco Margola, che mi ha insegnato i rudimenti teorici della composizione.

Primo fra tutti però devo una perenne riconoscenza a colui che mi è stato davvero Maestro: Giordano Noferini, compositore e direttore d’orchestra, che mi accolse nel suo corso al Conservatorio di Bologna. Era un formidabile didatta che mi permise di bruciare le tappe e di diplomarmi in composizione in soli cinque anni invece che nei dieci canonici previsti dalle normative. Divenne negli anni 70 direttore del Conservatorio di Bologna ma, colpito da inesorabile malattia, morì a soli quarantatre anni.

Lionello Levi, insegnante di storia della musica e critico musicale del Resto del Carlino per un quarantennio (ad esclusione del periodo in cui fu colpito dalle inique leggi razziali), che con i suoi vividi ricordi dei grandi musicisti del 900 da lui conosciuti e frequentati, mi fu di guida nella critica e nell’estetica musicale.

Alessandro Bonsanti, scrittore, critico letterario, direttore del Gabinetto Viesseux, poi sindaco di Firenze che mi riavvicinò alla grande letteratura.

Luciano Rosada, direttore d’orchestra con cui mi sono diplomato in direzione d’orchestra, che mi svelò parecchi trucchi del mestiere.

Lidia Proietti, valente concertista, che è stata mia insegnante di pianoforte  e che, divenuta direttore del Conservatorio di Bologna negli anni ottanta, mi ha voluto al suo fianco come vice.

Da lei, oltre che il pianoforte, ho imparato l’arte della gestione di un Conservatorio.

Infine l’incontro con il Maestro Isserstedt, cui devo forse la comprensione di quel frammento ineffabile e prezioso, pertanto difficilmente trasmettibile, che è l’essenza della direzione d’orchestra.

Ho avuto poi la fortuna di conoscere Luigi Dallapiccola, Gian Francesco Malipiero, Goffredo Petrassi,  Franco Ferrara, Sergiu Celibidache, Francesco Molinari Pradelli e tanti altri grandi musicisti, che con i loro amichevoli colloqui hanno segnato il mio percorso.

Un pensiero grato va poi al Maestro Lazlo Spezzaferri, compositore e direttore d’orchestra, che fu il mio primo direttore quando vinsi a ventidue anni un concorso per insegnante al Conservatorio di Verona, per l’appena sorta sezione staccata di Rovigo.

Da lui ho appreso due cose fondamentali: come fare il professore di Conservatorio e, dal suo esempio di Uomo integerrimo e giusto, come deve comportarsi un direttore d’istituto.

Infine un Maestro non musicista: l’avvocato bolognese Eugenio Bonvicini che è stato per molti anni un modello ed una guida etico-filosofica.

Quanto all’attività artistica “HO FATTO QUEL CHE HO FATTO”.